Nella composizione del Compianto sul Cristo morto, attualmente collocata nel Santuario di Santa Maria della Vita a Bologna, sul cuscino su cui poggia il capo del Cristo, si può notare l'incisione Opus Nicolai de Apulia. Della vita di Nicolai de Apulia si hanno poche notizie: nasce probabilmente intorno al 1435 da padre dalmata, di Ragusa (Dubrovnik), e si firma de Apulia quando il termine Apulia all'epoca indicava tutto il Regno di Napoli; a volte viene chiamato anche barese. Dopo il 1460 si stabilisce a Bologna, dove riceve alcune commissioni, tra le quali alcune formelle dei finestroni, attualmente posti d fronte al Portico del Pavaglione, sul lato est della Basilica di San Petronio. Il suo capolavoro, il Compianto sul Cristo morto, è un'opera formata da sette statue in terracotta a grandezza naturale, con tracce di policromia, della quale non si conosce né la datazione (tra il 1463 e il 1490) né l'esatta disposizione di ciascuna figura. Alcune fonti riportano che in origine le statue fossero otto, ma che Nicodemo, ritratto con le sembianze di Giovanni II Bentivoglio, fosse distrutto dopo il 1506 con la cacciata da Bologna della Famiglia Bentivoglio.
Nicolai è meglio conosciuto col nome di Niccolò dell’Arca per aver lavorato all'ampliamento dell'Arca di San Domenico, opera complessa concepita per custodire le spoglie di Domenico di Guzman, morto a Bologna nel 1221 e lì sepolto, nell'omonima Basilica. Iniziata due secoli prima da Nicola Pisano e dalla sua bottega, Niccolò, tra il 1469 e il 1473, ne cura la cimasa, dove colloca le statue di un Angelo reggicandelabro, dei Santi Francesco, Domenico, Floriano, Agricola, Giovanni Battista e Vitale, degli Evangelisti, con un Cristo morto adorato da angeli, il tutto coronato dal Dio Padre, creatore del mondo. Niccolò dell'Arca muore nel 1494 e viene sepolto nella sua Bologna, nella Chiesa di San Giovanni Battista dei Celestini. Dopo la sua scomparsa, alcune sculture dell'Arca pare fossero o solo abbozzate o ancora da realizzare e la conclusione dei lavori viene affidata al giovane Michelangelo Buonarroti, presente a Bologna in quell’anno.




























