Guido Reni è considerato il pittore più rigoroso e classicista del Seicento italiano. La perfezione delle forme artistiche e la visione ultraterrena sono motivi dominanti della sua attività, sempre tesa alla rappresentazione di ciò che c’è di più bello nella natura, oltre la natura stessa, in una pulsione verso un mondo metafisico e astratto.
Guido nasce a Bologna nel 1575, nell'attuale Palazzo Ariosti di Via San Felice n. 3. Viene affidato ancor giovane agli insegnamenti del pittore fiammingo Denijs Calvaert, esponente a Bologna di un manierismo elegante e ricco di spunti nordici, con compagni di apprendistato quali Francesco Albani e Domenichino. Denijs Calvaert e i Carracci stavano rinnovando la pittura emiliana rifacendosi al vero. Reni aderisce al vero, ma se ne distacca con una tensione ideale che lo porta ad abbellire le sue figure tramite una maggiore idealizzazione delle espressioni, nella ricerca di ciò che c’è di più bello nella natura, ma anche al di là della natura stessa, verso qualcosa di metafisico. In questo contesto, quando nel 1594 Guido lascia la bottega di Calvaert per entrare a far parte dell’Accademia degli Incamminati di Ludovico Carracci, dimostra subito irrequietezza e spirito di indipendenza, sfociata poi in una sorta di rivalità nei confronti di Ludovico, che spingerà Guido verso la rottura e la successiva avventura romana. Dopo il Giubileo del 1600, Guido nel 1601 è a Roma, dove ottiene importanti commissioni, alcune su pareti, e si impone nella città eterna come il divin Guido, una fama che lo accompagna sino alla morte.
Guido Reni rimane a Roma sino al 1614, pur mantenendo rapporti di lavoro con la sua città natale. Dopo tale data, rientra a Bologna, dove stabilisce il suo Studio e ottiene ancora commesse importanti. Da Bologna continuerà la sua opera, alternandosi con viaggi a Roma e Napoli, sino alla morte, avvenuta nel 1642 nella sua casa in Via dei Libri, oggi Via Farini. Il corpo viene sepolto nella Cappella del Rosario della Basilica di San Domenico a Bologna, in seguito affiancato delle spoglie di Elisabetta Sirani, figlia di uno dei suoi allievi prediletti, Giovanni Andrea Sirani.
Le ultime opere di Guido Reni sono diverse, rispetto al passato. Per alcuni questo nuovo stile è determinato dalla velocità con cui Guido eseguiva i suoi dipinti, per aumentarne la produzione perché pressato da problemi economici causati dal gioco d’azzardo. Per altri, viceversa, la mancata definizione, i colori evanescenti e le forme poco volumetriche potrebbe caratterizzarsi come una ulteriore tensione verso un mondo immateriale, metafisico ed astratto, in grado di anticipare la pittura del 700 europeo.
Le opere di incerta attribuzione
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Grazie Guido mi rendo conto che vivo,e come me probabilmente altri, in una città che non conosco, ricca di tesori. Credo che tu faccia “fatica” a farcela scoprire e te ne sono davvero molto grata
E io ti ringrazio, le mie “fatiche” sono così ripagate. Un abbraccio.