Palazzo Pallavicini ai nostri giorni ospita interessanti mostre d'arte. Alzando lo sguardo oltre le pareti assegnate alle varie opere esposte, ho avuto modo di osservare affreschi un po’ segnati dal tempo, ma che indubbiamente ricordano i fasti di questo grande Palazzo nel centro di Bologna, che da via San Felice nr. 24 si estende fino a via del Pratello. Palazzo Pallavicini affonda le sue radici nel Rinascimento bolognese, quando, sotto la dominazione dei Bentivoglio, era di proprietà dei Sala (1493), per passare poi nel tempo ai Volta, ai Marsili e agli Isolani, che nel 1680, per volere di tale Giovanni Marco Isolani, lo fanno ristrutturare “nei modi dell’architettura senatoria” (cfr. Guidicini), affidando tale incarico all’architetto Paolo Canali. Questi progetta lo Scalone monumentale, poi terminato da Luigi Casoli, ed il Salone al Piano nobile con soffitto a lanterna, considerato il più alto della città. Nel 1690 il Salone viene decorate dai dipinti di Giovanni Antonio Burrini con “Le storie di Fetonte”, su commissione dei fratelli Almandini, i successivi proprietari dopo gli Isolani.
Palazzo Pallavicini è stato da sempre un luogo cerimoniale, caratteristica che mantiene ed amplifica dopo l’entrata in scena del conte Gian Luca Pallavicini (Genova, 1697 - Bologna 1773), comandante di Carlo VI d’Asburgo, ministro plenipotenziario e consigliere di stato dell’imperatrice Maria Teresa e di Francesco Stefano di Lorena, governatore della Lombardia e “viceré” di Milano. Il Conte sceglie Bologna nel 1754 in cerca di ina dimora di prestigio per il suo rango. Dopo aver soggiornato a Palazzo Boncompagni, in via del Monte, nel 1765 coglie l’occasione per affittare e poi acquistare il Palazzo di via San Felice dal proprietario di allora, il senatore Ferdinando Bolognetti, che si stava trasferendo a Roma. Così via San Felice si trasforma in un centro della diplomazia imperiale italiana, la sede di una corte europea in un Palazzo degno di una reggia: il Conte genovese vi intreccia rapporti con la diplomazia internazionale, imbandisce feste e banchetti, organizza concerti (celebri quelli di Farinelli e quello del quattordicenne Wolfang Amadeus Mozart il 26 marzo 1770, nel salone del Burrini), ospita teste coronate anche a livello internazionale, con memorabili cortei lungo la via San Felice. In quegli anni, insomma, Palazzo Pallavicini poteva essere considerato una sorta di ambasciata austrica nel cuore di Bologna, con tanto di ritratto all’ingresso dell'Imperatrice d'Austria Maria Teresa d'Asburgo nelle vesti di Cibele. Le opere di ammodernamento del Palazzo di fine ‘700 sono volute dal figlio di Gian Luca, Giuseppe Pallavicini (1756-1818), che coinvolge le menti più brillanti dell’arte del suo tempo: l’architetto Raimondo Compagnini, lo scultore Giacomo Rossi, il quadraturista David Zanotti, ed i pittori Giovanni Battista Camporesi, Francesco Dalla Casa, Piero Fabbri, Emilio Manfredi, Filippo Pedrini, Francesco Sardelli e Giuseppe Antonio Valliani.
Ho tratto le notizie da: Elisabetta Landi, Palazzo Pallavicini a Bologna. Una reggia per un Principe, Bologna, 2018-2019 Pallavicini S.r.l.
Ti è piaciuto questo contenuto? Resta aggiornato sulle novità ed iscriviti alla mia newsletter! CLICCA QUI





































Grazie della cultura che ci regali
Mi fa piacere, grazie.