Palazzo Marescotti rappresenta un ulteriore tassello nel puzzle della storia di Bologna. Mi ha colpito in modo particolare per lo splendore della sua conservazione. Restaurato negli anni 2003-2007, ora ospita parte delle attività di ricerca e didattiche del Dipartimento delle Arti visive, performative e mediali, nonché la Biblioteca di Musica e Spettacolo dell’Alma Mater Studiorum. In epoca recente è stato, per la prima metà del XX secolo, di proprietà della famiglia Brazzetti, poi, dal 1947, sede della Federazione Provinciale del Partito Comunista Italiano e di enti collegati, come l’Istituto Gramsci e la redazione di Bologna del giornale l’Unità. Si tratta di un edificio rinascimentale, poi arricchito in stile barocco tra la fine del Seicento e gli inizi del Settecento, situato in via Barberia 4 e appartenuto alla Famiglia Marescotti sino all'estinzione del casato nel 1824.
La Famiglia Calvi, originaria della valle del Lamone, dopo essere giunta a Bologna nel 1272, assume il nome di Marescotti Calvi da certo Marescotto di Nicolò notaio prozio di quel Galeazzo che tanta parte avrebbe avuto nelle complesse e sanguinose vicende della storia bolognese del Quattrocento. La tradizione familiare li voleva, viceversa, discendenti da Mario Scoto (Mario di Scozia), della stessa stirpe di Guglielmo duca di Douglas. I Marescotti sono presenti da subito nella vita pubblica del Comune e tra quelli che ottengono per primi la dignità senatoria nel 1466, ricoprendo frequentemente le cariche di anziani e di gonfalonieri. Esercitano originariamente il mestiere di lardaioli, quindi nella corporazione dei Bentivoglio, e le vicende delle due famiglie si intrecciano sanguinosamente: dapprima reciproci sostenitori, poi irriducibili nemici. Se nel Quattrocento Galeazzo e Tideo Marescotti sostengono i Bentivoglio, liberando Annibale dalla Rocca di Varano (1443) e consentendo l’ascesa della Signoria su Bologna, Ercole Marescotti istiga i bolognesi alla distruzione di Palazzo Bentivoglio nel 1507, mentre i sostenitori dei Bentivoglio incendiano e saccheggiano casa Marescotti di via Barberia nel 1508. Nello stesso anno il Palazzo viene prontamente ma solo in parte ricostruito su progetto di Giovanni Beroaldo ed ora ne possiamo osservare solo il Portico incompiuto. Il portale ancora visibile è forse appartenuto al distrutto Palazzo Bentivoglio.
All’epoca di Carlo V, il Palazzo è ancora lontano dallo splendore odierno, che acquisisce a fine Seicento, quando viene ammodernato, per volere di Raniero Marescotti. Con l’intervento di ristrutturazione negli anni 1680-1687, Gian Giacomo Monti, con capomastro Carlo Perti, progetta la cosiddetta “macchina per salire”, l’imponente Scalone, adornato con stucchi di Carlo Nessi e sfondato dipinto dai Fratelli Rolli, Antonio (quadraturista) e Giuseppe (figurista), che tra il 1686 ed il 1687 affrescano anche il Salone, poi completato da Giuseppe Antonio Caccioli nel 1709. Gli stessi fratelli Rolli saranno all’opera anche nell’Anticamera e nell’Alcova. A fine Seicento sono presenti anche Marcantonio Franceschini (dipinti) ed Enrico Haffner (quadrature) che affrescano la Sala dell’Udienza (1683) e il Camerino da Toilette (1686-87). A Domenico Maria Canuti è attribuito l’affresco nell’Anticamera (1682-83), oggi Sala di Dioniso. La ricca decorazione a rilievo settecentesca si deve a Giovanni Filippo Bezzi detto il Giambologna.
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Che splendore! Grazie Guido.
L’avrai certamente già fatto, ma, in caso contrario, ti suggerisco di leggere il libro di Maurizio Garuti, il cui titolo é non a caso “via Barberia n.4”
Ciaoooooo